Febbraio, 2012

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Open Data: tutti ormai ne parlano, ma in Italia ancora pochi sono passati dalle parole ai fatti.
Poche Amministrazioni hanno aperto i propri dati, pochi cittadini li usano per controllare come viene gestita la cosa pubblica, poche imprese hanno approfittato dati pubblici per sviluppare prodotti e servizi.

E’ evidente che c’è un problema di cultura del dato e che sono necessarie azioni volte a promuovere la conoscenza di questa prassi amministrativa e dei benefici che porta al settore pubblico, ai cittadini e alle imprese.

Per questo motivo, mi fa piacere segnalare l’iniziativa di FormezPA (che gestisce il portale nazionale dei dati aperti www.dati.gov.it) che ha organizzato un ciclo di tre seminari gratuiti dedicati all’Open Data:
1) “Introduzione all’open data” tenuto il 2 febbraio da Gianfranco Andriola e visibile qui [Registrazione video];
2) “Open Data: aspetti tecnici e giuridici” che si terrà il 9 febbraio 2012 alle ore 12 con la partecipazione mia (per parlare degli profili giuridici) e del prof. Stefano Epifani;
3) “Testimonianza di un’amministrazione che ha fatto Open Data” che si terrà il 16 febbraio 2012 alle ore 12 e vedrà la presentazione dell’esperienza della Regione Piemonte.

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Vedi anche:

National Library of Serbia

May 18, 2012 – May 19, 2012

Centre for Evaluation in Education and Science is pleased to announce that, in partnership with the National Library of Serbia, the Fifth Belgrade International Open Access Conference will be held on Friday&Saturday, May 18-19, 2012 in Belgrade, Serbia.

This year conference will focus on local and regional journals striving for international excellence and recognition. It will be assisted with a powerful partnering tool to ensure networking of the visitors, before, during, and after the conference duration.

We welcome contributions and participation from journal editors and publishers, science managers and administrators, research evaluators, librarians, information systems developers, and all others interested in issues listed in tentative programme. Especially welcome are papers addressing evaluation and quality issues of journal publishing in developing, transition, and emerging market countries.

To decide, please consult Conference Overview. For the details, see appropriate items from the Conference Information menu left.

Stevan Harnad accepted to serve as 5BOAC major invited speaker.

Stevan Harnad is Canada Research Chair in Cognitive Science at Université du Québec à Montréal and Professor in Electronics and Computer Science at Southampton, University, UK.

He is a pioneer of OA movement, active promoter of OA, and (co)author of almost all milestone documents in the history of Open Access.

See more about Stevan at his university site

IN: Journal of Scholarly Publishing

Authors: Meredith Morris-Babb, Susie Henderson

Abstract

The revolt against the ever-increasing costs of postsecondary texts has begun. No one can deny that reselling texts, sharing texts, e-book reserves, and free copies that are resold have forced the commercial publishers to take action. But at what cost to higher education? Just as the cable monopolies are beginning to lose ground to other delivery systems of broadcast content, so too are textbook companies losing ground to other forms of delivery. Most commercially developed have limited access and restrictions on printing and downloading the content. Open-access texts solve many of these problems, but, as many now realize, ‘open’ does not equal ‘no cost.’ This article will explore some of the forces that are driving the open-access phenomenon, and describes the joint effort by the University Press of Florida and the University of Florida Department of Mathematics project for open-access . READ MORE

E’ cominciata la rivolta contro i  costi sempre crescenti dei testi della scuola post-secondaria. Nessuno può negare che la rivendita dei libri usati,  la condivisione dei testi,  i depositi elettronici di libri di testo e le copie gratuite che vengono rivendute hanno costretto gli editori commerciali ad agire. Ma a quale costo per l’istruzione superiore? Proprio come i monopoli via cavo stanno cominciando a perdere terreno per via della diffusione dei contenuti con altre modalità,  anche gli editori di libri di testo perdono terreno per via di altre forme distribuzione. Commercialmente più sviluppate, hanno un accesso limitato e  restrizioni sulla stampa e il download dei contenuti. I testi ad accesso aperto risolvono molti di questi problemi, ma, come molti ora si rendono conto, ‘aperto’ non significa ‘a costo zero’. Questo articolo individua le forze che spingono il fenomeno dell’accesso aperto e descrive il progetto,  sforzo comune della University Press of Florida e del  Department of Mathematics  dell’University of Florida , per la pubblicazione di testi di calcolo ad accesso aperto. LEGGI TUTTO (articolo originale in inglese, a pagamento).

This study attempts to trace the evolution of scholarly communication from the days of publication of Journal-des-Scavans to the era of web 2.0, explaining the Open Access (OA) movement in brief. The views of Harnad on OA are highlighted. The emergence of Open Access 2.0 is put in context. This study also explains science 2.0 as the emerging practice in scientific knowledge sharing and scholarly communication. The positives and drawbacks of science 2.0 are discussed. Some of the science 2.0 concepts like OpenWetware, PLoS and other science 2.0 systems used in scientific research for communication as put forth by Hooker and Surridge are cited to indicate that science 2.0 is the future for scholarly communication.

Questo studio cerca di ripercorrere l’evoluzione della comunicazione scientifica dai tempi della pubblicazione del  “Journal des sçavans”   al periodo del web 2.0, spiegando in breve il movimento dell’Open Access (OA). Sono messe in evidenza le opinioni di Harnad sull’OA e si contestualizza la comparsa dell’Open Access 2.0. Questo studio spiega inoltre la scienza 2.0 come pratica emergente nella condivisione delle conoscenze scientifiche e della comunicazione scientifica. Vengono discussi poi i lati positivi e negativi della scienza 2.0. Infine, sono citati alcuni concetti scientifici 2.0 come OpenWetwarePLoS e altri  sistemi della scienza 2.0, utilizzati nella ricerca scientifica per la comunicazione portata avanti da Hooker e Surridge  ad indicare che la scienza 2.0 è il futuro della comunicazione scientifica.

JUAN CARLOS DE MARTIN IN: La Stampa.it 15/12/2011

Lunedì scorso a Bruxelles la Commissaria europea Neelie Kroes ha lanciato un’iniziativa di quelle di cui l’Europa ha un enorme bisogno in questo momento, ovvero, a basso costo ma col potenziale di generare forti rendimenti. «Trasformare in oro i dati della pubblica amministrazione», questo il titolo dell’annuncio che, in concreto, consiste nella revisione della Direttiva europea del 2003 sui dati del settore pubblico.

Stiamo parlando dei dati prodotti, raccolti o acquisiti dalla pubblica amministrazione, dati che, se messi a disposizione di aziende e società civile, rendono possibili iniziative imprenditoriali, culturali e civili. Parliamo, per esempio, di dati cartografici, meteorologici, statistici, ambientali, turistici, marittimi, scientifici, culturali, sui trasporti. A Boston, dove mi trovo in questo momento, l’autorità dei trasporti locali (la MBTA) mette a disposizione i dati sulla posizione in tempo reale di bus, treni, metropolitana, permettendo a chiunque di usarli senza vincoli. Col risultato che sono state sviluppate ben trentacinque applicazioni per smartphone – alcune gratis, altre a pagamento – che permettono di usare i mezzi pubblici locali con intelligenza ed efficienza.

Siamo solo all’inizio di questo movimento dei «dati aperti». A Boston come a Torino man mano che nuovi dati verranno resi pubblici, sarà possibile incrociarli permettendo lo sviluppo di applicazioni ancora più efficaci nel facilitare la vita di cittadini e aziende.
Interessati, per esempio, ad andare in centro città a vedere uno spettacolo? Una applicazione potrà incrociare in tempo reale i dati – di diversa provenienza – relativi a cinema e teatri, mezzi pubblici, traffico, parcheggi e ristoranti, offrendo nel giro di pochi secondi soluzioni intelligenti per la serata. E’ facile immaginare quanto un turista (e non solo) troverebbe utile un simile strumento. Altro esempio: la messa a disposizione di dati dettagliati sulla spesa pubblica permetterebbe ad associazioni e a singoli cittadini non solo di conoscere più a fondo in che modo vengono spesi i soldi delle tasse – e di identificare eventuali sprechi – ma anche di sviluppare una coscienza civica più matura.

Siamo solo all’inizio, ma l’annuncio di lunedì della Commissione Europea – annuncio che è uno dei pilastri dell’Agenda Digitale per l’Europa – alzerà certamente il livello di attenzione in tutti i Paesi membri, Italia inclusa. Anche perché il ritorno economico atteso è stimato dalla Commissione in ben 140 miliardi di euro l’anno per l’Europa a 27.

L’Italia in questo settore per una volta, però, non parte tra gli ultimi. Anzi, lunedì la Commissione europea ha citato, a fianco di Francia, Regno Unito e Catalogna, il portale «open data» della Regione Piemonte, dati.piemonte.it, il primo del suo genere in Italia e uno tra i primi in Europa. E sulla scia del Piemonte si sono attivate sia altre regioni italiane, come l’Emilia Romagna, sia il governo nazionale, che recentemente ha lanciato il portale dati.gov.it.

E’ un buon inizio, ma c’è ancora molto da fare per catturare almeno parte di quei 140 miliardi: bisogna aumentare la quantità e la qualità dei dati disponibili, favorire alleanze tra pubblico e privato, e, soprattutto, superare le resistenze di molti funzionari pubblici che si comportano come se i dati fossero loro proprietà personale e non patrimonio della collettività.
Sfruttando l’iniziativa europea – che tra l’altro chiede agli Stati membri specifiche azioni – il governo Monti ha una splendida occasione per rafforzare il ruolo dell’Italia, facendola diventare davvero l’avanguardia d’Europa in questo settore. Un obiettivo che tutta la politica, senza distinzioni, dovrebbe appoggiare senza riserve.


Encouraged by Brussels, the online availability of open data provided by public authorities could give rise to a multitude of applications that are useful to citizens and society, with economic gains estimated at no less than 140 billion euros per year.

Juan Carlos de Martin

On Monday 12 December in Brussels, the European Commissioner for Digital Agenda, Neelie Kroes, launched an initiative that is sorely needed in Europe, a project that will not cost much, but which could prove very lucrative: Data is the new gold is the name of the package which proposes to revise the 2003 European directive on the re-use of public sector information.

It the information produced, assembled or acquired public authorities is placed at the disposal of companies and civil society, it will provide the foundation for diverse initiatives in business, culture and society.

Information in this category notably includes cartographic, meteorological, statistical, environmental, tourist, maritime, scientific, cultural, and transport data.

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About

Open Access

When a loved one is sick or when people need more information about an area of science for any reason, they increasingly turn to the internet to learn more about the latest research and these days they expect to find it available to them.

We believe that scientific research represents a global treasury of information and that it should be published in an Open Access format, allowing anyone to freely read and re-use that information.

However, Open Access has a wider agenda than simply providing free access to research information – we believe that there is vast untapped potential for data mining and knowledge discovery, which is only possible when the research literature is not constrained behind access barriers.

What does Open Acccess mean? Simply that everything that we publish is freely available online throughout the world, for you to read, download, copy, distribute, and use (with attribution) any way you wish. No permission is required. Read a detaileddefinition. If you haven’t got time to read this, there are two things you need to know:

  1. Authors retain copyright, under a Creative Commons Attribution License.
  2. No permission is required to use – or reuse – the content.

Major funders such as the NIHHHMIWellcome Trust and the MRC want the public to have access to the work that they fund and require that papers be made available to them through PubMed Central (PMC).

This is the notice that PMC runs on their site; we think it sums up the situation pretty clearly.

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