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The Power of  Open

The world has experienced an explosion of openness. From individual artists opening their creations for input from others, to governments requiring publicly funded works be available to the public, both the spirit and practice of sharing is gaining momentum and producing results.

Creative Commons began providing licenses for the open sharing of content only a decade ago. Now more than 400 million CC-licensed works are available on the Internet, from music and photos, to research findings and entire college courses. Creative Commons created the legal and technical infrastructure that allows effective sharing of knowledge, art and data by individuals, organizations and governments. More importantly, millions of creators took advantage of that infrastructure to share work that enriches the global commons for all humanity.

The Power of Open collects the stories of those creators. Some are like ProPublica, a Pulitzer Prize-winning investigative news organization that uses CC while partnering with the world’s largest media companies. Others like nomadic filmmaker Vincent Moon use CC licensing as an essential element of a lifestyle of openness in pursuit of creativity. The breadth of uses is as great as the creativity of the individuals and organizations choosing to open their content, art and ideas to the rest of the world.

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CERN, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare che ospita il Large Hadron Collider e luogo di nascita del web, ha reso liberamente disponibili i dati bibliografici del suo catalogo, tramite CC0, “nessun diritto riservato” in licenza Creative Commons, che significa rendere di pubblico dominio il proprio lavoro. Questa non è la prima volta che il CERN ha utilizzato strumenti Creative Commons (CC) per rendere pubblicamente disponibili le proprie risorse; all’inizio di quest’anno, il CERN ha pubblicato con licenze CC i primi risultati degli esperimenti del Large Hadron Collider.

Jens Vigen, direttrice della CERN Library, afferma:
“I libri devono essere catalogati una volta. Attualmente le finanze pubbliche pagano per avere lo stesso libro catalogato più e più volte. I bibliotecari dovrebbero agire come predicano: un set di dati creati grazie ad un finanziamento pubblico devono essere resi liberamente disponibili a tutti coloro che vogliono riutilizzarli. L’Open Access è naturale per noi, qui al CERN noi crediamo nell’apertura e nel riutilizzo … Facendo sì che le biblioteche accademiche in tutto il mondo siano coinvolte in questo movimento, si arriverà ad un ambiente naturale di condivisione e di riutilizzo dei dati bibliografici…”.

Leggi tutto: http://creativecommons.org/weblog/entry/25519
e guarda: CERN Library bookdata http://www.youtube.com/watch?v=-CSmieTXbsk

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